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Anfiteatro minore - stadio e altri resti romani: vacanza culturale a Pozzuoli

Prima dell’edificazione dell’anfiteatro del periodo flavio, a Pozzuoli era presenta un Anfiteatro di dimensioni minori, ma all’epoca già vecchio per il grande sviluppo dei ludi gladiatori, precisamente verso il I secolo dell’Impero.

A testimonianza della presenza di questo secondo anfiteatro è il vaso di vetro di Odemira e altri edifici puteolani dove raffigurati due anfiteatri il promo identificato con il simbolo del flagello, quasi come se fosse destinato alle venationes, mentre l’altro identificato con la palma, quasi ad indicarnel il più idoneo ai combattimenti tra gladiatori.

I resti di questo antico anfiteatro sono stati rinvenuti solo in seguito all’apertura dei lavori del tronco della direttissima Roma-Napoli, l’anfiteatro ne uscì danneggiato poiché veniva attraversato proprio nel centro. Ancor oggi è possibile osservare dalla strada, precisamente al cavalcavia della metropolitana, circa dieci arcate che sostenevano la curva della cavea.

 

Lo stadio

Nel 2008 è stato inaugurato il sito dove sono stati rinvenuti i resti dello stadio, edificato sotto Antonio Pio, in memoria del padre adottivo Adriano, costruito infatti nel luogo dove fu seppellito in un primo momento. La struttura era di forma ellittica distrutta in occasione della costruzione della Via Domiziana.

Questa struttura rappresenta l’unico stadio in tutta l’Italia poiché a Roma la struttura fu trasformata in Piazza Navona. Furono istituite gare quinquennali, per volere di Antonino Pio, durante le quali gli atleti vi accedevano con un trionfo e successivamente si esibivano.

La cavea era suddivisa in Ima, posto d’onore, Media, mediamente importante e Summa di quasi nessun conto. È oggi possibile visitare lo stadio con il Retour, un city Seening che vi darà la possibilità di conoscere anche i Campi Flegei.

 

Altri resti romani

Le rovine del Tempio d'Apollo, sul lago d'AvernoSono presenti numerosi reperti risalenti al periodo romano presso l’interno delle zone abitata della città, da sottolineare in particolar modo la necropoli romana di via Celle, oggi in stato di abbandono e il tempio di Apollo posto su lago d’Averno.

Da ricordare è anche il santuario posto presso il luogo dove il santo fu decapitato, anche qui come al duomo di Napoli, il sangue si liquefa, in base alle tradizioni locali, ancor oggi presente sulla pietra del supplizio.

Inizialmente era presente una basilica nei pressi della Solfatara, precisamente tra il VI e il VII secolo, ma con le eruzioni della Solfatara nel 1198 e di Montenuovo nel 1538, oltre ai numerosi terremoti la basilica fu quasi del tutto cancellata, oggi è presente solo l’altare.

Costruito nel 1584, il tempio fu ristrutturato in base al progetto di Sanfelice verso i primi anni del Settecento.
 

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