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Vacanze culturali ad Avellino: storia e tradizioni. Viaggiare in Campania

Panorama di AvellinoLa città di Avellino è posta nel nucleo della conca dell’Appennino Campano sormontata dai massicci dei Picentini e del Partenio mentre a Nord-Est è circondata dal Montevergine, il monte tra i più famosi del Partenio ma anche meta per numerosi pellegrini per rendere omaggio alla Madonna di Montevergine presso il Santuario benedettino del XII secolo, collocato sul monte a 1272 m.

Nel cuore della struttura urbano possiamo trovare tre corsi d’acqua: San Francesco, il Rigatore e il Fenestrelle, alcuni affluenti del fiume Sabato.

 

Storia

L’originario nucleo di Avellino, Abellinum, ebbe origine presso l’attuale Atripalda, posta a circa 4 chilometri dal centro della città. La città in origine fu conquistata dai Romani nel 293 a.C. sottraendola la controllo dei Sanniti in occasione della cruenta battaglia di Aquilonia, con le Guerre Sannitiche tra il 343 a.C. e il 292 a.C. Con il dominio romani il nome della città subì numerose variazioni: Veneria, Livia, Augusta, Alexandriana e Abellinatium.

Piazza della Libertà, Avellino

Favorita dalla posizione geografica sorsero numerosi insediamenti, infatti sin da tempi remoti la valle del fiume Sabato rappresentò un collegamento naturale tra l’Irpinia e il Sannio. La città di Avellino, assieme a Ercolano, Pompei, Stabia e Abella, fu occupata da Silla nell’89 a.C., quando ancora la città non rappresentava un vero centro urbano.

L’edificazione della città fu avviata dalle truppe di Silla, Avellino fu suddivisa in quattro quadrati grazie alla presenza del Cardo e del Decumano, tipici dell’urbanistica romana, ogni area portava alle porte esterne. In seguito alla devastazione per mano dei Longobardi, gli abitanti decisero di fondare una nuova città sopra uno spero ne tufo.

Lo sviluppo e la crescita di Avellino furono rallentati a causa dei numerosi e violenti terremoti ma anche a causa degli Aragonesi e dei Normanni. L’avvento dei Normanni mise la città innanzi ad avvenimenti molto decisivi un esempio è la nomina del conte di Avellino, Alife, a Duca di Puglia Rainulfo per volere di Innocenzo II e di Lotario III nel 1137 grazie al sostegno per bloccare i primi tentativi per la disfatta del nuovo Re di Sicilia Ruggero II.

Circa due anni dopo, a causa della inaspettata morte di Rainulfo, la città di Avellino perse l’appoggio dell’Imperatore e del Papa, inoltre Ruggero II riunì il Regno di Sicilia inglobando il Ducato di Puglia e il Principato di Capua. Negli anni successivi il Conte Riccardo dell’Aquila si impossessò della città, in seguito passò nelle mani dei Paris, ai Sanseverino, a Simone di Montfort, ai Balzo, ai Filangieri de Candida, infine, tra il 1581 e il 1806 fu feudo dei Caracciolo.

 

In questo arco di tempo la città fu caratterizzata da un lungo periodo molto favorevole nell’ambito demografico, la città fu ampliata ed ebbe una notevole svolta economica. Infatti proprio in questo periodo si sviluppa la produzione della lana, tra i panni più pregiati della città di Avellino dal tipico colore azzurro molto forte, mentre tale commercio avrà una sede monumentale presso la Dogana dei grani. I Caracciolo, nel primo secolo della loro Signoria, decisero di espandere il castello a tal punto da farlo diventare uno dei maggiori punti di riferimento per i viaggiatori e i poeti.

Nemmeno la peste del 1656 riuscirà a fermare lo sviluppo della città che nel ‘700 inizierà ad assumere i primi tratti dell’attuale conformazione urbana. I Caracciolo decisero di trasferire la loro residenza dal Castello al Palazzo Caracciolo, oggi sede dell’amministrazione provinciale dando inizio ai lavori per il corso principale della città. Avellino diventa capoluogo di provincia del Principato Ultra nel 1806 al posto di Montefusco, la città fu anche oggetto dei moti del 1820-1821.

Con la diffusione della conquista in tutta la Spagna del regime costituzionale nel mese di marzo del 1820 favorì l’entusiasmo degli ambienti massonici e carbonari. Nella città di Napoli tali cospirazioni si diffusero immediatamente coinvolgendo ufficiali superiori tra cui Morelli, Pepe e Florestano. Nella notte a cavallo tra il 1 e il 2 luglio del 1820, notte di San Teobaldo il patrono dei carbonari, Silvati e Morelli avviarono la cospirazione con l’ausilio di circa 130 uomini e 20 ufficiali.

Supportato dalle sue truppe, l’ufficiale Michele Morelli, proseguì verso Avellino dove trovò il generale Guglielmo Pepe ad attenderlo. Fu accolto con grande entusiasmo il 2 luglio a Monteforte, il giorno dopo Minichini, Silvati e Morelli entrarono ad Avellino e furono ricevuti dalle autorità cittadine, consapevoli che le loro azioni non avevano l’obiettivo di rovesciare la monarchia e annunciarono la costituzione sulla base del modello spagnolo.

In seguito gli insorti cedettero il potere al colonnello De Concilij, in quel periodo capo di stato maggiore del generale Pepe, una subordinazione al potere militare che comportò l’opposizione del generale Minichini, ritornato a Nola per scatenare una rivolta popolare. Nello stesso periodo a Napoli la rivolta si espandeva a macchia d’olio, qui il generale Guglielmo Pepe riunì numerose squadre militari e, il 6 luglio, Ferdinando primo fu obbligato a riconoscere la costituzione.

Poco dopo, su ordine delle potenze della Santa Alleanza, che si incontrarono in un congresso a Lubiana, si decise l’azione armata contro i ribelli che proclamarono la costituzione nel Regno delle Due Sicilie.

Nonostante la resistenza, il 7 marzo del 1821, gli uomini di Guglielmo Pepe furono sconfitti dai soldati austriaci a Rieti, infatti tali truppe fecero il loro ingresso a Napoli il 24 marzo senza alcuna resistenza ponendo fine al neonato parlamento. In seguito all’unificazione di tutta la Penisola, la città fu esclusa dalle vie principali di comunicazione limitandone lo sviluppo.

Gli Alleati, nel 1943, bombardarono la città allo scopo di bloccare la ritirata dell’esercito nazista presso il ponte della Ferriera.
 

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